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giovedì 27 settembre 2012

Gli italiani colpiti da cefalee per abuso di “farmaci fai da te”



mal di testa e mal di testa cause
Mal di testa,cause non sempre conosciute. Non è questo però il caso delle cefalee che si è appurato derivino da un eccessivo ricorso ai medicinali. I mal di testa legati in qualche modo a un utilizzo sbagliato dei farmaci, che spesso gli italiani tendono anche ad autoprescriversi abusando troppo spesso dei prodotti farmaceutici da banco, risultano in costante aumento, tanto da aver portato i medici a coniare la definizione di mal “cefalea da overuse”.

Il problema è poi ancor più grave di quanto si possa credere se si considera che i mal di testa originati da un eccessivo consumo di farmaci tendono facilmente a cronicizzarsi, divenendo dunque un ospite alquanto scomodo e “a tempo indeterminato”. Questa particolare tipologia di disturbo che attanaglia le nostre “meningi” con violenti attacchi dolorosi è oltretutto ben più frequente di quanto si immagini, arrivando a rappresentare una quota compresa addirittura tra il 30 e il 50% di tutti i mal di testa “dichiarati” presso i Centri Cefalee.

A dichiararlo è stata di recente la stessa Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee (ANIRCEF) nel corso di un convegno tenuto nella cittadina bergamasca di Sarnico, che ha evidenziato come nel nostro Paese molte persone siano abituate a far incetta di antinfiammatori, spesso senza ricorrere al consiglio del medico, creando un pericolosissimo circolo vizioso che li rende soggetti, appunto, a mal di testa ricorrenti dovuti proprio all’abuso di farmaci.

Il meccanismo che si viene a creare infatti è quello per cui di fronte a un eccessivo ricorso ai medicinali analgesici si innesca una minore sopportazione del dolore e dunque un abbassamento della soglia, portando la persona a ricercare sempre un maggior supporto da parte dei farmaci, con il paradossale effetto di riuscire a mutare una cefalea in origine episodica in una forma invece cronicizzata. Resta dunque di primaria importanza la necessità di rivolgersi al medico curante prima di avviare qualsiasi trattamento terapeutico analgesico.

sabato 15 settembre 2012

Quando il mal di testa è familiare e con o senz’aura



mal di testa cause e cefalea
Nonostante sia tra le patologie in assoluto più diffuse al mondo, con 6 milioni di persone solo in Italia colpite regolarmente da emicrania, il mal di testa resta tra quelle sulle cui cause permane ancora una certa “nebbia”. Maldi testa: cause ignote dunque? Se non se conosce sempre l’origine, è invece noto il meccanismo attraverso cui l’emicrania si manifesta nei suoi malcapitati ospiti, che spesso vengono “immobilizzati” da un dolore acuto e pulsante localizzato in una metà del capo e spesso accompagnato da nausea e vomito, con un’ipersensibilità a rumori, luce e odori. In poche parole, si ha come la sensazione che il cervello sia fortemente “infiammato” e si è insofferenti a qualsiasi cosa.

Quasi un sesto delle persone colpite da emicrania (il 15%) è poi soggetto a un’ulteriore  alterazione neurologica connessa e concomitante con il mal di testa, ovvero la cosiddetta “aura”: si tratta di disturbi del campo visivo o della sensibilità (può capitare ad esempio di avvertire formicolio a un braccio), oppure difficoltà nel trovare le parole giuste per esprimersi. Di solito, tali “alterazioni” tendono a esaurirsi nell’arco di una mezzora per poi “dare spazio” al mal di testa. Nell’ipotesi in cui si presentino i soli “sintomi collaterali” senza il mal di testa stesso, si verifica invece il caso dell’emicrania senz’aura.

Quanto alle cause, invece, tra i fattori scatenanti ritenuti maggiormente responsabili vi sono principalmente lo stress, variazioni nei livelli ormonali, cambiamenti climatici, alcuni cibi e l’esposizione eccessiva a rumori e odori o al sole. Dal punto di vista clinico è stata riscontrata anche una certa familiarità rilevando, nei soggetti colpiti frequentemente da emicrania, una maggior vulnerabilità del sistema nervoso verso cambiamenti di condizioni improvvisi, capaci così di modificare l’attività del cervello scatenandone l’infiammazione: una tesi peraltro avallata di recente dall’Unità operativa di Neurologia dell’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano.