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venerdì 16 novembre 2012

L’importanza di mangiare lentamente



gastrite cause e fame nervosa
Anche la fame è sempre più… nervosa. I ritmi frenetici della vita lavorativa o gli impegni familiari inducono gran parte delle persone a consumare troppo di fretta i pasti, in antitesi alle vecchie – e sempre validissime – raccomandazioni circa l’opportunità di mangiare lentamente. Ed ecco che a presentare il conto, tra le principali voci in vetta alla graduatoria “gastrite cause”, ci pensa il mal di stomaco!

Per ricordarci che il cibo va sì mangiato e digerito ma anche e soprattutto degustato e assaporato, il nostro apparato digerente lancia come può i suoi segnali d’allarme, “svegliandoci” a suon di fitte dolorose e gonfiore diffuso, tra i sintomi principali della gastrite di origine nervosa.

L’abitudine a mangiare di fretta, dunque voracemente, porta infatti spesso e volentieri all’insorgere di disturbi come la colite nervosa, diarrea e gonfiore addominale, gli stessi che normalmente accomunano chi è ansioso o comunque è abituato ad essere in qualche modo sempre sotto agitazione.

Contro i ritmi eccessivi e i suoi effetti negativi sulla salute dello stomaco, oltre alla raccomandazione primaria di rallentare il passo si può trovare parziale rimedio nel campo delle erbe, provando ad esempio l’essenza di Black eyed Susan, un fiore australiano dalle provate proprietà riequilibranti e distensive, di supporto nel contrasto alla fame nervosa.

giovedì 15 novembre 2012

Mal di testa? Balla che ti passa!



mal di testa cause e danza
Soffri di mal di testa? Balla che ti passa! Proprio così. Non si tratta del condizionamento di un popolare format televisivo, bensì di una vera e propria ricerca scientifica condotta dagli scienziati dell’Ospedale universitario di Örebrø, in Svezia. Mentre da tempo ormai immemorabile il mondo della medicina si arrovella nell’analizzare le varie forme di mal di testa, cause e rimedi annessi, i ricercatori dell’Ateneo scandinavo hanno pubblicato i dati di un sorprendente studio che ha messo in evidenza come sintomi del tipo di depressione, stanchezza diffusa, stress e appunto mal di testa possano essere combattuti a suon di passi di danza.

Secondo gli scienziati svedesi, tutto starebbe nella capacità di una forma espressiva “liberatoria” come la danza di accrescere l’autostima in chi la pratica, conferendo di fatto una maggior capacità nell’affrontare i problemi della vita quotidiana e generando dunque uno stato psicofisico ottimale che altro non può che giovare alla salute dell’organismo.

Per giungere alla conclusione che ballare fa bene allo spirito e anche al corpo, guarendo dunque disturbi insistenti come il mal di testa, il gruppo di ricerca ha studiato a lungo le prestazioni di 112 ragazze tra i 13 e i 19 anni, suddivise in due gruppi. Mentre una parte ha proseguito nelle normali abitudini di vita quotidiane, l’altra metà delle ragazze (che ha poi definito l’esperienza positiva nella misura del 91%) ha frequentato per due volte a settimana lezioni di danza, riscontrando molti effetti positivi che invece non riguardavano le loro coetanee.

mercoledì 14 novembre 2012

Più di 8 milioni gli italiani col mal di testa



mal di testa e mal di testa cause
Inserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella “top ten” dei disturbi maggiori portatori di disabilità, il mal di testa colpisce mediamente più di 8 milioni di italiani, con un rapporto di 5 a 1 a sfavore del genere femminile, che ne risulta ampiamente il più afflitto. A completare il popolo delle persone sofferenti di emicrania e cefalee, ci sono poi anche il 30% rappresentato da bambini e ragazzi in età adolescenziale.

Ad arricchire la già ampia antologia medica in fatto di “mal di testa: cause” arriva ora l’innovativa interpretazione presentata dal Prof. Lorenzo Pinessi, a capo di un gruppo di ricerca della Clinica neurologica del dipartimento di Neuroscienze di cui è direttore presso l’Università di Torino.

Per la prima volta, infatti, il Prof. Pinessi ha dimostrato come l’emicrania sia una vera e propria malattia e non invece un sintomo. Ma c’è anche di più: essa sarebbe infatti presente fin dalla nascita, determinata da alcuni specifici geni, e associata a fenomeni di riduzione focale della sostanza grigia in aree precise del cervello deputate alla modulazione del dolore.

Lo stesso gruppo di ricerca torinese ha inoltre attestato recentemente attraverso altri studi la correlazione tra cefalea e fattori di rischio come l’alcool, il sesso trasgressivo e l’obesità, aprendo nuove prospettive terapeutiche in un campo in cui si stanno affacciando nuove tecniche diagnostiche e di cura, da quelle con nuovi trattamenti hi-tech, risonanza magnetica nucleare e stimolazione suboccipitale, a quelle più naturalistiche come le tecniche di rilassamento.

venerdì 19 ottobre 2012

Estratto di semi di pompelmo per curare la candida



candida vaginale e cure naturali candida
Contro la candida vaginale è possibile affrontare terapie farmacologiche tradizionali sia per via orale che topiche attraverso l’applicazione di creme od ovuli, ma anche la natura mette a disposizione importanti strumenti di contrasto alla malattia, col duplice vantaggio di risultati efficienti e assenza di possibili effetti collaterali.

Ottimi risultati, fino alla completa guarigione, si possono ad esempio ottenere semplicemente seguendo una corretta alimentazione, ricca di fibre e povera di zuccheri, la stessa in grado di svolgere anche una potente funzione preventiva contro l’insorgenza dell’infiammazione dovuta al propagarsi incontrollato del fungo saccaromiceta.

Alcune sostanze in particolare avrebbero poi virtù più marcate come nel caso dei semi di pompelmo, il cui estratto dalla potente azione antimicrobica e in grado di rafforzare il sistema immunitario risulta particolarmente efficace nella cura della candida vaginale.

Gli ottimi risultati dell’estratto di semi di pompelmo sono dovuti principalmente alla presenza nel frutto di bioflavonoidi, sostanze naturalmente antiossidanti e in grado di inibire diversi batteri, virus e funghi, tra i quali anche la candida albicans. La sua efficacia è stata tra l’altro dimostrata sia in caso di candidosi in fase acuta che recidivante.

lunedì 15 ottobre 2012

Quando il mal di testa è “mensile”



mal di testa cause e mestruazioni
Il rapporto mal di testa-cause può rivelarsi sfortunatamente una sorta di costante nella vita fertile di molte donne. Tra le forme più diffuse di emicrania che affliggono l’universo femminile c’è infatti anche il cosiddetto “mal di testa da mestruazioni”, che colpisce le malcapitate a cadenza più o meno regolarmente mensile.

Si stima ad esempio che tra tutte le donne che soffrono di emicrania, oltre il 60% sia afflitto da forme legate al verificarsi del ciclo mestruale. Il meccanismo per cui la testa duole quando l’apparato riproduttivo femminile si prepara a una nuova ovulazione è da ricercare nei bruschi cambiamenti ormonali che si verificano.

In particolare, il mal di testa da mestruazioni si divide in due forme principali, ovvero l’emicrania mestruale pura e l’emicrania correlata alle mestruazioni. Nel primo caso, gli attacchi dolorosi si verificano in concomitanza con lo stesso ciclo mestruale (da due giorni prima a un paio o tre dopo), mentre nella seconda ipotesi l’emicrania segue la “periodicità” delle mestruazioni (dunque mensile) pur palesandosi però in giornate diverse e più lontane dal ciclo.

Per quanto riguarda l’incidenza, il 10% circa delle donne colpite da emicrania soffre per una forma di emicrania mestruale pura, mentre oltre la metà ha a che fare con la forma correlata.

domenica 14 ottobre 2012

Mal di testa: c’è anche quello “da turni”



mal di testa cause e mal di testa da turni
La regolarità di un buon sonno, si sa, rappresenta sempre più la chiave di un buono stato di forma fisica e dunque, di conseguenza, di salute in senso più ampio. Il giusto riposo è una delle armi migliori che il nostro organismo ha a sua disposizione per sostenere le difese immunitarie, e la sua mancanza di contro può dar origine a diversi problemi di diversa entità.

Mal di testa: cause sempre più vaste e specifiche sono alla base di emicranie e cefalee che più o meno regolarmente assillano milioni di italiani. Tra le innumerevoli tipologie di mal di testa ce n’è una legata in particolare proprio al riposo e ai ritmi del sonno.

Si tratta del cosiddetto “mal di testa da turni di lavoro”, che si verifica quando il lavoratore è sottoposto a continui cambiamenti di orari nell’ambito della sua attività che lo costringono a dormire ora di giorno, ora di notte, poi ancora di giorno e così via, alternando in continuazione il periodo in cui dedicarsi al riposo e dunque al recupero di preziose energie vitali.

Nei soggetti particolarmente sensibili, il mal di testa può insorgere anche dopo brevissimo tempo a segnalare la difficoltà dell’organismo a seguire ritmi irregolari, come capita di frequente ad alcune categorie di lavoratori come operai turnisti, infermieri e medici soggetti a turni e reperibilità, camionisti costretti a viaggiare di notte, e così via.

mercoledì 10 ottobre 2012

In autunno un pieno di sali minerali nei grappoli



sali minerali e antiossidanti
La stagionalità degli alimenti, frutti e piante in primis, è sempre stata di enorme supporto alla medicina nella terapia di diverse patologie, ed è in tal senso che la natura ci viene in aiuto offrendo prodotti dall’alto potere nutrizionale e anche curativo – ricchi soprattutto di vitamine e sali minerali – in grado di aiutare sensibilmente l’organismo nel rafforzare le proprie difese nei confronti di vari malanni, primi fra tutti i fastidiosi disturbi respiratori e influenzali.

Solo in apparenza più avaro di vegetazione e di frutti rispetto all’estate, anche l’autunno offre numerose “medicine naturali” di cui approfittare per dare una sferzata di vigore al sistema immunitario. Una vera e propria miniera di sali minerali, vitamine e sostanze altamente antiossidanti come i flavonoidi, il resveratrolo, le antocianine e i polifenoli, l’uva è ad esempio un frutto davvero portentoso per il benessere psicofisico dell’organismo.

Portare qualche bel grappolo in tavola è infatti una raccomandazione frequente da parte dei medici nutrizionisti, proprio in virtù delle proprietà antiossidanti, energetiche e depurative che l’uva è in grado di assicurare un’ottima protezione contro l’invecchiamento cellulare. La lista dei benefici si allunga poi ulteriormente grazie all’azione antibatterica della quercetina, efficace anche nell’aumento del colesterolo buono, e a quella “ringiovanente” della vitamina C contenuta negli acini, che oltre a rinforzare i capillari e le ossa contribuisce anche a dare un aspetto più luminoso alla pelle.

mercoledì 3 ottobre 2012

Gastrite? Tutta questione di acidità



gastrite causa e corretta alimentazione
Gastrite: cause molteplici ma un comune denominatore, il mal di stomaco e la “dieta” come principale rimedio. Fitte e bruciori allo stomaco sembrano infatti avere quasi sempre come motivo scatenante sbagliate abitudini alimentari o comunque comportamenti in grado di compromettere il delicato equilibrio dell’apparato digerente.

Cibi pesanti oppure solamente “inopportuni” in certe momenti del giorno, come nel caso di piatti particolarmente elaborati e untuosi a cena possono ad esempio causare rallentamenti nell’attività digestiva, talvolta provocando fastidiosi bruciori dovuti alla produzione eccessiva di acidità. In poche parole, restano letteralmente “sullo stomaco”.

Diversamente, le cause della gastrite possono essere spesso riconducibili a episodi di somatizzazione psicofisica dovuti alla difficoltà a digerire – questa volta in senso inizialmente figurato – situazioni di stress, dispiaceri o ansie di varia natura, secondo uno dei principi cardine della medicina alternativa per cui lo stomaco rappresenta un po’ l’organo in cui si riversano emotività e preoccupazioni di un individuo.

In ogni caso, sia che l’origine del malessere sia di tipo fisico o psicologico, alla base dell’insorgere della gastrite c’è sempre e comunque un tasso troppo elevato di acidità presente nell’organismo, dovuto principalmente proprio all’assunzione di alimenti troppo acidi di per sé o in momenti sbagliati o ancora ingeriti troppo frettolosamente, abbinata a condizioni di stress che ne potenziano gli effetti negativi.


domenica 30 settembre 2012

Esami della vista trascurati per il 70% dei bambini



vista bambini e esame vista
Arriva dalla Commissione Difesa Vista un importante monito a non sottovalutare oltre l’opportunità di un controllo delle capacità visive costante rivolto ai bambini in età scolare. Il dato più allarmante riguarda infatti i bambini, che nel 70% dei casi non viene sottoposto a controlli della vista, andando incontro a un difficile periodo di integrazione scolastica.
A questo dato già di per sé preoccupante, si aggiunge il fatto che un bambino su tre di quelli cui sono stati diagnosticati problemi alla vista poi non li corregge, portando inevitabilmente a una minore resa dal punto di vista generale dell’apprendimento.
La vista è infatti indispensabile per poter trarre dal materiale didattico le migliori informazioni e trasformarle poi così, in abbinamento a quelle recepite attraverso gli altri sensi, in un apprendimento rapido e corretto. Sottoporre i bambini a una visita oculistica è dunque una pratica quanto mai raccomandabile per i genitori in età scolare, soprattutto prima dell’inizio dell’anno scolastico, in modo da smascherare per tempo eventuali disturbi come miopia, ipermetropia, astigmatismo o strabismo.
Se ancora non si è provveduto all’esame di controllo della vista, come si possono riconoscere i sintomi di una diffcoltà nella capacità visiva di un bambino che non sia ancora in grado di accorgersene da solo o comunque di comunicare il suo disagio? In questi casi, l’organismo lancia solitamente alcuni segnali d’allarme come mal di testa, occhi arrossati e con bruciore, o vista annebbiata: tutte “sentinelle” da non sottovalutare.
Dopo il primo, si consiglia poi di ricontrollare periodicamente la situazione con successivi controlli a cadenza tri-quadrimestrale, come raccomandato dal professor Francesco Loperfido, responsabile del Servizio di Oftalmologia generale presso l’unità operativa di oculistica la San Raffaele di Milano.

giovedì 27 settembre 2012

Gli italiani colpiti da cefalee per abuso di “farmaci fai da te”



mal di testa e mal di testa cause
Mal di testa,cause non sempre conosciute. Non è questo però il caso delle cefalee che si è appurato derivino da un eccessivo ricorso ai medicinali. I mal di testa legati in qualche modo a un utilizzo sbagliato dei farmaci, che spesso gli italiani tendono anche ad autoprescriversi abusando troppo spesso dei prodotti farmaceutici da banco, risultano in costante aumento, tanto da aver portato i medici a coniare la definizione di mal “cefalea da overuse”.

Il problema è poi ancor più grave di quanto si possa credere se si considera che i mal di testa originati da un eccessivo consumo di farmaci tendono facilmente a cronicizzarsi, divenendo dunque un ospite alquanto scomodo e “a tempo indeterminato”. Questa particolare tipologia di disturbo che attanaglia le nostre “meningi” con violenti attacchi dolorosi è oltretutto ben più frequente di quanto si immagini, arrivando a rappresentare una quota compresa addirittura tra il 30 e il 50% di tutti i mal di testa “dichiarati” presso i Centri Cefalee.

A dichiararlo è stata di recente la stessa Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee (ANIRCEF) nel corso di un convegno tenuto nella cittadina bergamasca di Sarnico, che ha evidenziato come nel nostro Paese molte persone siano abituate a far incetta di antinfiammatori, spesso senza ricorrere al consiglio del medico, creando un pericolosissimo circolo vizioso che li rende soggetti, appunto, a mal di testa ricorrenti dovuti proprio all’abuso di farmaci.

Il meccanismo che si viene a creare infatti è quello per cui di fronte a un eccessivo ricorso ai medicinali analgesici si innesca una minore sopportazione del dolore e dunque un abbassamento della soglia, portando la persona a ricercare sempre un maggior supporto da parte dei farmaci, con il paradossale effetto di riuscire a mutare una cefalea in origine episodica in una forma invece cronicizzata. Resta dunque di primaria importanza la necessità di rivolgersi al medico curante prima di avviare qualsiasi trattamento terapeutico analgesico.

lunedì 24 settembre 2012

Combattere la candida col mirtillo rosso

Ancora una volta la natura si conferma quanto mai preziosa nell’ambito della prevenzione e della terapia di numerosi disturbi di salute.
Uno degli ultimi rimedi naturali di maggior successo riguarda la serie delle patologie legate alla sfera intima femminile come ad esempio la candida vaginale e altre infiammazioni, e vede come protagonista un frutto succoso e gustoso come il mirtillo rosso.
Questo prezioso alimento, appartenente alla categoria dei “piccoli frutti” già tanto raccomandati per le loro proprietà antiossidanti, è infatti un ottimo antibiotico naturale dall’azione disinfettante per le vie urinarie e la sua assunzione mette al riparo dalla “presa” dei germi sulle pareti della vescica scongiurando così l’insorgere di stati infiammatori come quelli legati alla cistite e alla candidosi. Oltre che a un’importante azione preventiva, il mirtillo rosso ha dimostrato buona efficacia anche nella riduzione della sintomatologia, e dunque un buon effetto anche terapeutico.
L’ottima valenza del mirtillo rosso nel contrasto alla candida vaginale conferma una volta di più la grande importanza – proprio in relazione a questa specifica patologia – di assumere una corretta alimentazione che consenta alla flora batterica intestinale di mantenere quell’equilibrio necessario a scongiurare la mutazione in patogena della “colonia” del fungo candida albicans che normalmente abita pacificamente la nostra “pancia”.
L’azione del mirtillo rosso funge in particolare da forte contrasto alle condizioni che inducono il fungo responsabile della candida a prosperare nutrendosi di sostanze zuccherine e di lieviti, fornendo invece i preziosissimi antociani, che in sinergia con flavonoidi e acido citrico favoriscono un processo di acidificazione delle urine con effetto antibatterico, abbassando di fatto il pH vaginale.

mercoledì 19 settembre 2012

L’utilità del tampone per smascherare la candida



candida vaginale e tampone
Candida di nome ma non di fatto: a dispetto del proprio appellativo, il fungo candida albicans è un vero tormento per gran parte delle donne, che almeno una volta nel corso della loro vita si trovano a doverla combattere. Solitamente asintomatico, in quanto in condizioni normali convive serenamente con l’organismo all’interno della parete intestinale, quando muta in patogeno questo fungo diventa infatti davvero insopportabile, come nel caso della sua manifestazione in forma di candida vaginale.

Nel momento in cui questo scomodo ospite fa notare la sua presenza, originata da un’alterazione nell’equilibrio della stessa flora batterica intestinale (e dunque in buona parte scongiurabile attraverso una corretta alimentazione ricca di fibre e povera di cibi “fermentanti”), la normale “sfera intima” femminile viene turbata da una gamma di effetti sgradevoli che vanno dal bisogno frequente di urinare alla presenza di dolori addominali, da prurito e bruciore a secrezioni vaginali biancastre o verdastre, talvolta maleodoranti.

Per stabilire tuttavia se si tratti davvero di candida vaginale o di un altro tipo di infezione di tipo batterico, è stata dimostrata l’efficacia del tampone vaginale. Questo semplice test consente infatti al medico ginecologo di “catturare” un piccolo campione di secrezione vaginale attraverso un delicato prelievo con un cotton fioc, esattamente come succede per il tampone vaginale al termine della gravidanza per scongiurare la presenza di streptococco.

Il tampone è tra i metodi più impiegati proprio nella ricerca diagnostica della candidosi vaginale, che oltre che da un metabolismo imperfetto degli zuccheri può essere causata anche da un abbassamento improvviso delle difese immunitarie, magari a seguito di una terapia a base di antibiotici. Questo importante esame diagnostico tenderà per prima cosa a verificare il livello del pH vaginale, che in condizioni di normalità ha un valore pari a 4, per poi procedere alla rilevazione di cellule e lattobacilli e di eventuali presenze fungine per stabilire la natura dell’agente patogeno alla base dell’infiammazione.